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Carta di ClanSTRADALa strada è un mezzo con cui il clan ha l’occasione di mettere alla prova le proprie capacità fisiche e di rafforzare lo spirito di comunità. Il clan ricerca il contatto con la natura, distante dalle comodità quotidiane per riscoprire il valore di fare strada fisicamente. Il confronto è la base del percorso di crescita del clan. Attraverso di esso emergono i limiti grazie ai quali si possono costruire in maniera consapevole gli obiettivi da raggiungere. Scegliamo come strumento il capitolo valutando con attenzione la scelta dell’argomento e lavorando di gruppo. In concreto il clan si impegna a:
SERVIZIOVediamo il servizio come un’opportunità per aiutare gli altri spontaneamente ed è quindi importante che non sia vissuto come un’attività occasionale, ma diventi una priorità. L’altro è il centro della nostra azione. Il clan ha bisogno di una spinta di incoraggiamento per svolgere i servizi che vengono proposti. Vogliamo arrivare a cogliere le occasioni di servizio con entusiasmo, non vivendole come un obbligo. Abbiamo bisogno di momenti di verifica sul nostro operato perché utili momenti di confronto e spunti da cogliere per migliorarci. Ci impegniamo a:
COMUNITÁLa comunità è un gruppo compatto che si basa su dei valori condivisi. Il nostro clan si identifica nei principi scout e negli obiettivi comuni prefissati dal gruppo durante l’anno o espressi nella carta di clan. Sono quindi fondamentali il rispetto, il sostegno reciproco, l’ascolto e la fiducia affinché si riesca a collaborare al meglio. Nel gruppo ognuno si impegna a partecipare attivamente a tutte le occasioni di incontro e senza aver paura di esprimere la propria opinione anche a costo di criticare. È importante che si instauri un clima di disponibilità all’aiuto e di attenzione verso il prossimo. Non dobbiamo rinunciare a condividere momenti di gioia e divertimento in quanto il gioco può essere sfruttato come mezzo di crescita collettiva. Dunque valutiamo l’idea di fare una settimana di convivenza e di organizzare delle riunioni-cena. FEDEQuest’anno il Clan decide di impegnarsi a svolgere un cammino consapevole nei riguardi della Fede, ovvero ad interrogarsi ponendo di fronte a se stessi e alla comunità i propri dubbi. É essenziale che ogni componente del Clan s’impegni quest’anno ad assumere un atteggiamento di rispetto durante i momenti di preghiera, fra cui la messa, e ad avere voglia di interrogarsi per chiarire le proprie idee. Ogni persona all’interno del Clan è parte integrante del gruppo, per questo è importante che ognuno s’impegni a partecipare attivamente alle attività e ad esprimere le proprie riflessioni: ogni intervento può aiutare altri a crescere. Ognuno percorre un cammino diverso dagli altri, ogni strada intrapresa dev’essere rispettata da tutti. Ognuno però s’impegna a non chiudersi nelle proprie idee, cercando il confronto e la crescita. Ciò può avvenire tramite attività mirate ed approfondite che abbiano lo scopo di produrre una crescita personale. Ci proponiamo di capire la nostra fede tramite diverse attività individuali, come deserti ed hike, e comunitarie, come incontri con testimoni o attività organizzate (veglie, sacerdoti, bilancia..). Durante le riunioni settimanali i momenti di preghiera saranno organizzati da noi e si svolgeranno secondo le decisioni prese dal gruppo preghiera del giorno, seguendo il filo conduttore. Per capirne i significati e conoscerne il senso, valutiamo la proposta di intraprendere quest’anno un percorso di conoscenza sulla celebrazione della messa. Alberto Rassu Marsan, 29 gennaio 2011 |
Campo estivo di Clan
In particolare questa struttura gestiva campi coltivati a pomodoro e a vigna. Abbiamo conosciuto l’ associazione tramite internet e, nei mesi precedenti il campo, ci siamo informati su come è nata LIBERA e come opera concretamente grazie a degli incontri organizzati. Il campo si è svolto l’ultima settimana di Luglio, a S. Pietro Vernotico, una frazione di Brindisi. Dopo un lungo viaggio in treno abbiamo raggiunto la struttura, una villa confiscata all’ e x tesoriere della Sacra Corona Unita. La giornata-tipo prevedeva sveglia alle 4.30 (!), colazione e lavoro nei campi di pomodoro o nelle vigne sotto il caldo sole pugliese. Il pomeriggio era a nostra disposizione per dormire (!) o fare attività ad eccezione di due incontri organizzati dall’associazione per approfondire le problematiche che gli operatori incontrano nella vita di tutti i giorni. E’ risultato particolarmente significativo e coinvolgente il confronto con Don Raffaele Bruno, che ha raccontato la sua esperienza diretta con la mafia. A fine campo abbiamo avuto l’opportunità di trascorrere un pomeriggio al mare con conseguente dormita in spiaggia col rischio di essere investiti dai trattori alle 5 di mattina. Insieme abbiamo avuto modo di fare alcune considerazioni...La prima è stata la scoperta del motivo per cui tutti fuggono dalla campagna: troppo faticoso coltivare le terre. La seconda, più importante, è che in questo campo di pochi giorni abbiamo potuto constatare l’enorme impegno e dedizione, gli sforzi e le situazioni di potenziale pericolo che le associazioni come LIBERA affrontano quotidianamente e il grande valore morale e sociale che questo tentativo di sfruttare le risorse confiscate rappresenta. Tra l’altro, in una parte di un paese caratterizzato dalla mancanza di lavoro e dalle poche strutture, queste associazioni possono costituire una fonte di impiego per i giovani. La terza considerazione è che il nostro gruppo ha vissuto con entusiasmo l’esperienza, ricavandone voglia di condivisione e di impegnarsi seriamente nel servizio agli altri. Quindi, comprate prodotti LIBERA!
PedibusOre 16.20 – giorno qualunque infrasettimanale. Uno scout semplice Vi11 è nel pieno della sua produzione intellettuale. Un altro è appena entrato nel parco con la sua morosa. Un altro ancora ha appena finito di preparare accuratamente tutte le portate della sua merenda. Sono le 16.21. Alle 16.22, come un fulmine a ciel sereno, un campanello d’allarme suona nella mente di questi tre giovani. I loro cervelli cominciano ad agitarsi non sanno che fare e disperatamente incominciano a cercare qualcosa che non riescono a trovare mentre la tensione cresce cresce cresce cresce cresce cresceeeee…scovato! Ora tutti e tre sanno cosa fare: “Devo compiere il mio dovere! La carta di clan è inviolabile!”. CAMPO INVERNALE DI NOVIZIATOSì è vero… si può dire che ormai è tardi aggiungere un articolo a questo sito, su un campo invernale fatto ormai un mese fa… beh,ma come si dice, meglio tardi che mai,DIREI! E allora ECCOMI QUI appositamente: il 28 dicembre 2007 noi nuovi componenti del noviziato VICENZA 11, ci siamo ritrovati davanti al cim con i nostri zaini, tre abbondanti chili di sonno che ci abbassavano le palpebre, i nostri pandori e le tute da sci, pronti (beh forse non tanto) per partire per una nuova emozionante avventuraaaa!Eheheh… fino all’ultimo siamo rimasti lì a guardarci negli occhi “Irene o non Irene? Viene o non viene!?”, ma alla fine ecco all’orizzonte spuntare una magra figura che avanzava con passo trionfante accompagnata da un “ooooooooh”generale molto stupito…ERA LEI! LA MITICA SILVANA (derivante da Silvan, il cognome di Irene…e non quello del mago…), che, anche se fino alla sera prima aveva avuto un po’ di febbre, ha deciso di rischiare la sua vita con i fatidici tre giorni di campo che le-ci avrebbero aspettato… abbiamo schiacciato i nostri zaini, chitarre, cibo, pandori, panettoni, ecc nei bagagliai dei nostri tassisti e abbiamo raggiunto la nostra BAITA ALPINA a Passo Coe… siamo arrivati e dopo 40 ore di camminata (ne siamo proprio sicuri??…sottraete 39 ore e 57 minuti e troverete il reale tempo di lungo e faticoso cammino) vediamo spuntare là in fondo una casetta, anzi due e alcuni vecchi lupi… in teoria doveva esserci anche il CdA, ma chissà dove si era nascosto… non facciamo nemmeno in tempo ad arrivare alla casa che una mandria, anzi, un branco urlante di lupetti ci si scaraventa addosso come uno tzunami e ci spalma di neve, o quella che possiamo chiamare “polvere di neve”. Ci siamo sistemati e ripresi dalla lunga camminata, e abbiamo incominciato a distruggerci insieme ai lupetti o da soli rotolandoci giù da una discesa di ghiaccio in mezzo al boschetto, a lanciarci la neve addosso, a trascinarci di qua e di là,…insomma a lottare senza pietà! (ovviamente i danni non sono mancati… vedi la mia caviglia che è stata ridotta a poltiglia!!!). I lupetti nel corso della mattinata ci hanno abbandonati (snif snif), e noi dopo aver pranzato abbiamo iniziato le nostre attività: VANTAGGI E SVANTAGGI dei MASCHI E DELLE FEMMINE. È stato un momento di vivo confronto tra noi (femmine) e loro(maschi) da cui sono emerse riflessioni che sembravano non avere nemmeno una meta!! Tra un discorso di maturità e l’altro, e tra “perché la mamma è la mamy e il papy lavora” ci è venuta fame. Ed è stato proprio così che abbiamo incominciato a preparare da mangiare, anzi, HANNO iniziato a preparare da mangiare, mentre io e la mezza (alias ILARIA SCALCHI), lavavamo le pentole utilizzate a mezzogiorno tra uno sforzo di vomito e l’altro (possiamo sembrare schizzinose, ma dovevate vedere con che razza di acqua dovevamo lavare quelle pentole!!!!), scoprendo solamente alla fine dalle corde vocali di ghiro che “potevate usare i guanti”. -_-”… è arrivata la cena e più tardi il cerchio serale, con cui abbiamo viaggiato nello spazio, e abbiamo visitato allegramente tutti i pianeti del sistema solare. Ormai eravamo giunti alla fine della prima giornata, che abbiamo definitivamente concluso sotto un cielo indimenticabile che sputava stelle luminosissime da tutti i buchi! La notte diciamo che è stata un po’ “pericolosa e rischiosa”, soprattutto per le persone che dormivano ai bordi delle tavole. La mattina seguente la sveglia suonò. Colazione, zaini, preghiera e VIA!, per quella che sarebbe stata una camminata decisamente non molto conveniente… in effetti non abbiamo fatto altro che attraversare piste da sci rischiando la vita: stavamo perdendo la Cristina che con le sue cadute, attraversando la prima pista da sci, stava per raggiungere il fondovalle, io mi trascinavo dietro la caviglia destra, o quello che ne rimaneva dal giorno prima… ma per fortuna c’era il nostro SUPER MITICO GHIROMANE che si è trasformato in canna da pesca per la Cristina e l’ha riportata su in battibaleno, e in un comodo bastone per me. Al pomeriggio siamo riusciti a ritornare sani e salvi (salvi sì, ma sani non tanto), alla nostra malghetta dove con un bel pezzo di pandoro e una calda tazza di tè abbiamo ricominciato le nostre attività con Tino e Tinetta, e il casolino con18€… cena a base di fagioli e cipolla (che però non c’era, causa: CRISTINA - conseguenza: “Il Claudio Furioso”) che non ha avuto particolari effetti sui nostri corpi umani, per fortuna (eccezione: Laura), e poi un ulteriore cerchio serale introdotto da un gioco decisamente autolesionista, ma a questo punto possiamo dire, adatto al nostro noviziato masochista. Anche la fine i questa lunga e pericolosa giornata era ormai arrivata e i sacchi a pelo incominciavano a chiamarci…così dopo un’ultima occhiata al cielo e una doverosa scaricata di pipì dentro al bagno della casa delle streghe, siamo andati a letto. Neanche il tempo di chiudere gli occhi che la mattina è arrivata insieme a Don Domenico e alla neve. Dopo una Messa molto originale (non potevamo cantare meglio di così), e una fruttuosa verifica, abbiamo pranzato con i nostri panini al formaggio e al salame con l’aglio. Pulizia della malga e i nostri taxi sono arrivati… il viaggio (almeno per me, la maria, l’ilaria, la francescaboaria e ghiro) è stato stremante, in quanto ha richiesto una tale quantità di preghiere che la francescaboaria non vomitasse (altrimenti ci sarebbe stata una reazione a catena), che voi non vi potete nemmeno lontanamente immaginare! Siamo arrivati al CIM senza danni fisiologici, stanchi ma ancora entusiasti e ognuno per la sua strada siamo tornati alle nostre case… Alla sera ognuno si è coricato immaginando ancora di vedere quelle migliaia di stelle sopra la sua testa, e magari aspettando di sentire qualcuno A CASO dire forte: “Hei! Ma qui c’è puzza di cipolla!”ARRIVEDERCI A TUTTI!! Dalla vostra SARAJ Il noviziato a Sant'Antimo
“Ho voluto” descrivere questa meravigliosa uscita del noviziato poiché il mio capo mr. dago mi ha voluto dare questa opportunità di riportare per iscritto questa uscita. Noi ragazzi del noviziato del vicenza11 siamo partiti alle due e mezza del 28 aprile (compleanno di colui ha scritto l’articolo) con il mitico furgoncino semi-distrutto che gentilmente la comunità di S.Paolo ci ha prestato. La nostra meta era Sant’Antimo, un posto sconosciuto nella misteriosa toscana dove, ignari che invece di 400 scout che avrebbero trascorso con noi quei 3 giorni erano solo 200 ad aspettarci, attendavamo con ansia l’arrivo previsto per le 18.30, l’uscita invece sarebbe stata di 3 giorni. |




Quest’anno abbiamo fatto un campo di servizio in Puglia, presso una delle basi dell’associazione LIBERA, la quale si occupa del riutilizzo dei beni confiscati alla mafia.
